nuove regole ue sugli imballaggi, cosa cambia per i consumatori

L’Europa si avvia a lenti passi verso la diminuzione degli imballaggi e dei relativi rifiuti. Inizieremo a notare i primi cambiamenti dal 2027 salvo la richiesta di altre proroghe da parte delle industrie che, all’ultimo, lamenteranno di non aver avuto tempo di adeguarsi…

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UNA LUNGA ATTESA

Si è cominciato a parlare di un regolamento europeo per limitare gli imballaggi e i conseguenti rifiuti nel 2019. La prima bozza si è fatta attendere 3 anni e per altri due è stata oggetto di polemiche, molte delle quali sollevate dall’Italia. L’anno scorso è stato chiuso il testo definitivo poi c’è stata l’approvazione formale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta a febbraio.

Bene, quindi ora lo applichiamo?

Non ancora. Il regolamento entra in vigore 18 mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta: in questo caso il 12 agosto 2026. Molti degli obblighi previsti però hanno tempi di messa in pratica ancora più lunghi: potremmo iniziare a notare qualche cambiamento nella nostra vita quotidiana solo a partire dal 2027.

cosa cambia

Nonostante i risultati finali siano inferiori alle ambizioni da cui era partito, il nuovo regolamento UE sugli imballaggi impone requisiti, obblighi e obiettivi per ridurre l’impronta ecologica degli imballaggi. Molte di queste misure intervengono sui processi di produzione e distribuzione: tra le poche a dover essere applicate già da agosto dell’anno prossimo, c’è la limitazione dell’utilizzo di inquinanti eterni (PFAS) per gli imballaggi alimentari e l’istituzione di un sistema di monitoraggio delle sostanze pericolose per ridurne al minimo la concentrazione negli involucri.

Altre previsioni invece saranno applicabili a partire dal 2030: l’imballaggio dovrà essere ridotto al minimo necessario e tutte le confezioni in plastica dovranno contenere una quantità minima di plastica riciclata, destinata a raddoppiare entro il 2040.

CIBO E BEVANDE DA ASPORTO

Altre novità avranno un impatto anche sulla nostra vita di tutti i giorni ma non prima del 2027.

Dal 12 febbraio di quell’anno chi vende cibo o bevande da asporto dovrà consentire ai clienti di portare il proprio contenitore riutilizzabile da riempire senza costi aggiuntivi. Dall’anno dopo dovranno anche offrire l‘opzione di acquistare i prodotti in imballaggi riutilizzabili; entro il 2030, questo tipo di imballaggi dovrà accompagnare almeno il 10% delle vendite, a scapito di quelli monouso.

L’obbligo di creare un sistema di riutilizzo degli imballaggi non si applicherà alle microimprese, cioè alla maggior parte dei bar e take-away. Come consumatori avremo quindi una grandissima responsabilità nella riduzione dei rifiuti: solo avendo sempre a portata di mano borraccia o portavivande potremo evitare che questi locali continuino a consumare plastica monouso perché anche loro, come tutti gli altri, restano obbligati a lasciarci usare i nostri contenitori.

STOP ALLA PLASTICA

Dal 2030 vedremo sparire una serie di imballaggi in plastica:

  • bar, ristoranti e alberghi non potranno più usare né piatti e bicchieri in plastica né confezioni monouso di condimenti, salse, panna da caffè o zucchero per la consumazione sul posto;
  • bandite anche le confezioni monouso in plastica di cosmetici e prodotti igienici negli alberghi;
  • frutta e verdure fresche, se imballate, dovranno essere vendute in confezioni da almeno 1,5kg;
  • saranno vietati gli imballaggi multipli in plastica, cioè quelli che raggruppano insieme più unità dello stesso prodotto per incoraggiarti a comprarle insieme;
  • saranno vietate le borse in biofilm ultraleggere, ad eccezione di quelle fornite come imballaggio per la vendita per alimenti sfusi“.

E TUTTO IL RESTO?

Queste regole aiuteranno sicuramente a ridurre gli imballaggi in plastica ma potrebbero non essere sufficienti a raggiungere il più ampio obiettivo di diminuzione degli imballaggi in generale. È facile immaginare, infatti, che i produttori che vorranno farci comprare tre confezioni del loro detersivo in offerta inizieranno ad usare imballaggi di cartone e altrettanto potrebbero fare nel settore dell’ortofrutta.

Io trovo inspiegabile l’eccezione con riferimento ai sacchetti bio per gli alimenti sfusi, principalmente frutta e verdura; soprattutto se affiancata alla possibilità di utilizzare i propri contenitori per cibi e bevande da asporto. Perché non è stata prevista la possibilità per i clienti di acquistare l’ortofrutta in borse riutilizzabili portate da casa? Io, che sono una persona poco organizzata, riesco a immaginare di portarmi dei sacchetti apposta quando esco con l’obiettivo di fare la spesa; è meno probabile che abbia sempre dietro una tazza nel caso mi venisse voglia di un caffè!

Le borse in materiale ultraleggero per l’acquisto di alimenti sfusi sono escluse anche dal conteggio di 40 buste di plastica, obiettivo di consumo massimo pro-capite all’anno fissato dall’articolo 34 del Regolamento.

IL RIUTILIZZO E LE SUE POLEMICHE

In compenso, sempre dal 2030, i punti vendita con una superficie di più di 400mq dovranno mettere a disposizione il 10% dello spazio a stazioni di ricarica per la vendita di prodotti sfusi, alimentari e non. I punti vendita dovranno comunicare chiaramente ai clienti quali tipi di contenitori potranno essere utilizzati e con quali modalità. Potranno anche mettere a disposizione dei recipienti per l’acquisto dei prodotti sfusi ma dovranno essere a pagamento oppure inseriti in un sistema di riutilizzo o di deposito cauzionale e restituzione.

Infine è previsto un obiettivo di riciclaggio ambizioso per le bottiglie in plastica e le lattine per bevande fino a tre litri: entro il 2029 il 90% di questi imballaggi dovrà essere riciclato. Per raggiungere questa percentuale il regolamento prevede che ogni Stato garantisca la creazione di sistemi di deposito cauzionale e restituzione.

Questa è stata una delle regole che ha provocato più reazioni in Italia: il riutilizzo degli imballaggi è stato contrapposto al riciclo, definito eccellenza italiana, ingiustamente penalizzato dai burocrati di Bruxelles. Siamo riusciti a fare escludere da questo obbligo il latte, i vini e i superalcolici e a far aggiungere una scappatoia: possiamo evitare il deposito cauzionale se dimostriamo di riuscire a riciclare almeno l’80% degli imballaggi di questo tipo e ci impegniamo a raggiungere comunque il 90%.

Scenario improbabile secondo uno studio che ha messo a confronto i tassi di riutilizzo dei prodotti destinati alla raccolta differenziata con quelli dei prodotti inseriti in sistemi di deposito e restituzione: nel secondo caso i tassi di riciclo si alzano in media di 19 punti percentuali.

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